Non sono mancate le polemiche per il gesto antirazzista dei piloti sul rettilineo principale del Red Bull Ring prima del Gran Premio d’Austria di Formula 1
Nella domenica che ha segnato la ripresa della Formula 1, con il Gran Premio d’Austria, non si è parlato solo della vittoria di Valtteri Bottas, della debacle della Red Bull, delle penalità inflitte a Lewis Hamilton e del colpaccio di Charles Leclerc che ha salvato la giornata della Ferrari.
Non si è parlato, insomma, solo di questioni sportive, ma anche di questioni politiche. Al centro delle quali c’è stata la scelta di schierare tutti i piloti sul rettilineo del Red Bull Ring pochi minuti prima della partenza, con addosso la maglietta con la scritta “End Racism” (in italiano, “stop al razzismo”). Lewis Hamilton, il più attivo dei piloti rispetto ai temi antirazzisti, ha addirittura scelto una maglietta con il nome del Black Lives Matter, il movimento a favore dei diritti dei neri che si è allineato alle posizioni dell’estrema sinistra.
Non sono mancate le controversie, per esempio per la scelta di Charles Leclerc e Max Verstappen, ma anche Antonio Giovinazzi, Daniil Kvyat, Carlos Sainz e Kimi Raikkonen, di non inginocchiarsi, non aderendo così al gesto scelto per questa campagna da molti sportivi in tutto il mondo.
“Credo che ciò che conta siano i fatti e i comportamenti nella nostra vita quotidiana, piuttosto che gesti formali che, in alcune nazioni, possono essere vissuti come controversi”, ha spiegato Leclerc su Twitter. E Verstappen ha aggiunto: “Credo che chiunque abbia il diritto di esprimersi nei tempi e nei modi che gli sono più adatti”.
Ma una questione così delicata non poteva che finire per dividere i tifosi della Formula 1 sui social media: molti dei quali hanno espresso la propria delusione e addirittura rabbia verso i piloti che sono rimasti in piedi, altri anche verso coloro che si sono inginocchiati. Segno che l’ingresso della politica nel paddock è sempre un fatto potenzialmente molto rischioso, che può provocare conseguenze imprevedibili su tutto lo sport.
Questo atteggiamento di prudenza è stato auspicato anche dal presidente della Federazione internazionale dell’automobile in persona, Jean Todt. “A volte c’è la tendenza di utilizzare questi temi come un’arma”, ha avvertito Todt, “e perciò dobbiamo stare molto attenti. Ma ammiro coloro che dimostrano le proprie convinzioni e cercano di fare tutto ciò che possono”.
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