Jorge Martin e Pedro Acosta sono il segno che ancora una volta il vivaio iberico sta lavorando alla grande
Che la Spagna sforni talenti a profusione lo sappiamo. Il doppio appuntamento in Qatar ha fatto capire quanto la scuola iberica stia facendo per i giovani. Ed ecco che a spuntare prepotentemente nel nuovo firmamento del Motomondiale sono stati Jorge Martin e Pedro Acosta.
Lo manda Max Biaggi, uno che di talento ne ha sempre avuto da vendere. ma anche Fausto Gresini, un talent scout come pochi. Ed è proprio lui che ha ringraziato Martin dopo il primo podio in MotoGP. Il madrileno classe ’98 è sempre stato molto veloce, sin dai suoi esordi nella Red Bull Rookies Cup. Per lui un secondo e un primo posto nel 2013 e 2014. Poi lo sbarco nel Motomondiale partendo dalla Moto3, dove ha portato a casa il primo titolo iridato nel 2018 al quarto anno di militanza. L’anno successivo il salto in Moto2 prima con Ktm e poi con Kalex con due successi e 6 podi. Ma ha sempre mostrato di avere la pasta del campione: carattere estroso fuori dalla pista, cattivo e puntiglioso sulla sua moto. In Ducati ha sorpreso persino quel Dall’Igna che pensava ad un adattamento molto lento alla Desmosedici. E invece in due gare una pole (a riuscirci solo fenomeni come Stoner e Marquez) e un podio, ma soprattutto una grande capacità di adattamento e un entusiasmo senza pari.
La carta d’identità recita: 25 maggio 2004. Pedro Acosta è il nuovo ragazzino terribile della Moto3. In una categoria tra le più difficili del Motomondiale, l’iberico ha subito fatto vedere chi è. Nato a Puerto de Mazarron, è cresciuto con il mito di Casey Stoner e di Kevin Schwantz. In patria ha sfoggiato numeri impressionanti: nel 2017 campione nella categoria PreMoto3, nel 2019 nella Rookies Cup è arrivato secondo portando a casa tre vittorie e due secondi posti), per poi trionfare lo scorso anno. Al team Ajo hanno capito subito che non potevano lasciarselo scappare ed eccolo debuttare nel 2021 tra i “grandi” della Moto3. E lui ha subito stupito. Un secondo posto clamoroso all’esordio, poi un trionfo partendo dalla pit-lane, proprio alla Marquez. Se non sono segni del destino, poco ci manca.
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