Uno dei piloti della MotoGP ha rifiutato le vaccinazioni: questa sua posizione potrebbe impedirgli di disputare una delle prossime gare
Sulla griglia di partenza della MotoGP c’è almeno un pilota che non ha mai fatto mistero della sua avversione al vaccino contro il Covid-19. Solo che oggi, per questa sua posizione che potremmo definire “no vax”, rischia di pagare una conseguenza anche sportiva.
Nel marzo e aprile scorsi, l’organizzazione del Motomondiale, in collaborazione con lo Stato del Qatar, ha offerto a tutti i membri delle squadre la possibilità di ricevere due dosi del siero Pfizer. Per ovvie ragioni di privacy, la Dorna non ha reso nota la lista di chi abbia ricevuto l’iniezione o meno.
Sappiamo però di certo che uno dei centauri ha rifiutato, data la sua contrarietà che ha espresso sempre pubblicamente e in maniera esplicita: si tratta di Johann Zarco. Purtroppo, però, questa sua posizione potrebbe presto trasformarsi in un problema, in particolare in vista del Gran Premio di Malesia in programma il prossimo 24 ottobre sul circuito di Sepang.
Riferisce infatti la testata specializzata svizzera Speedweek che le autorità locali non permettono di entrare nella nazione a nessuno che non sia stato vaccinato. Così stando le cose, il pilota francese, attualmente secondo in campionato a 40 punti dal suo connazionale Quartararo, rischierebbe seriamente di dover saltare la gara di Sepang.
Dorna, dal canto suo, attraverso il suo reparto medico ha acquistato alcune dosi del vaccino Johnson & Johnson (che non richiede richiamo) per permettere agli addetti ai lavori che ancora non sono stati immunizzati di provvedere in tempo. Ma chissà se Zarco, questa volta, si lascerà convincere o meno.
Resta da vedere se però la tappa malese del Motomondiale si potrà correre o meno. Finora il ministro dello sport Reezal Merican Naina Merican ha infatti insistito che tutti e 1400 i membri del paddock si sottopongano ad una quarantena di dieci giorni dopo il loro ingresso nello Stato: una condizione che né Dorna né l’associazione dei team, la Irta, potrebbero mai accettare.
L’alternativa sarebbe quella di procedere come è accaduto in Qatar, sistemando tutte le squadre in quattro hotel fissi e stabilendo attorno a loro la cosiddetta bolla di protezione.
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