Il Corsaro è tornato a parlare delle sue battaglie in pista nella classe regina. Il romano si è sbilanciato su Pecco Bagnaia, bicampione della MotoGP.
Il Motorsport e, in particolare la classe regina del Motomondiale è cambiata molto nel corso degli ultimi anni. Complice un nuovo modo di vedere le corse, sempre più elitario, la fan base si è evoluta. I motori dovrebbero essere alla portata di tutti. Questo concetto universale, però, si è espresso in qualcosa che è sempre più distaccato dal popolo e punta a fasce di persone molto abbienti. Questi ultimi si possono concedere il lusso di presenziare in un GP, per tutti gli altri rimangono solo i social.
Max Biaggi era presente nel box Aprilia nei panni di ambasciatore della Casa di Noale nell’ultima tappa corsa ad Austin. Le aspettative erano altissime alla vigilia. Nel 2024 aveva vinto la corsa Maverick Vinales, oggi nel team Tech3 della KTM, e Bezzecchi aveva qualcosa da farsi perdonare. Ancora in assenza di Martin, la squadra non è andata oltre il sesto posto del romagnolo. Il romano continua a seguire le vicende del Motomondiale, pur avendo appeso il casco al chiodo nel 2015.
L’ammissione di Biaggi su Bagnaia e Valentino Rossi
Sulle colonne de La Stampa a Biaggi è stata fatta una domanda: “Lei, Rossi e Capirossi avevate segnato un’epoca, cosa manca a Bagnaia e agli altri italiani per sfondare come voi? Quando sei vincente non hai bisogno di pubblicità, riesci a uscire dal tuo mondo. Però noi avevamo dalla nostra parte la televisione in chiaro, ogni domenica ci vedevano 8-9 milioni di persone. Tutto questo aveva aiutato la promozione del nostro sport, ma anche dei singoli piloti”.

Una verità assoluta che dovrebbe far riflettere i vertici della MotoGP. “Il mondo è cambiato – ha aggiunto Max Biaggi – Qualsiasi contatto in pista viene messo sotto la lente di ingrandimento, così i piloti guidano in modo diverso. Inoltre, credo che ci sia un po’ di timore nel fare dal punto di vista mediatico un errore che non ti venga perdonato. Una volta il pilota faceva più la differenza rispetto al mezzo meccanico, oggi rischi di sparire in un paio d’anni. Anche per questo nessuno è mai fuori dalle righe”. Caratteri castrati e una eccessiva attenzione al politicamente corretto stanno rendendo i piloti dei robot senza emozioni. Le nuove generazioni non sembrano avere quella passione genuina che scorreva nelle vene di Biaggi, Rossi e Capirossi, figli di un’epoca irripetibile.